Undici persone, su un’isola greca, sedute all’ombra dei pini marittimi in una delle spiagge più belle del mondo. Nessuno la guarda, però: tutti fissano il proprio smartphone.
Juan Carlos De Martin, professore al Politecnico di Torino ed esperto di internet e società, parte da questa scena per smontare pezzo per pezzo la macchina con cui passiamo un terzo della nostra veglia.
Spiega chi l’ha progettata, chi la controlla, chi ci guadagna e soprattutto perché non deve per forza essere così. Cinque episodi per capire l’oggetto più importante del ventunesimo secolo e immaginarne uno radicalmente diverso.
Il montaggio e il sound design sono a cura di Paolo Bertino e Jacopo Trematore di Tsuri, la cura editoriale è di Elena Sbordoni.
Un altro smartphone è possibile
Chi lo controlla?
Dalle terre rare cinesi ai chip taiwanesi, dai sistemi operativi ai negozi di app: una mappa del potere concentrato nelle mani di pochissimi attori che decidono cosa possiamo fare, vedere e dire.
I sintomi
Il nostro telefono è una slot machine: ci tiene incollati sperando in una piccola dose di piacere. Intanto i danni si accumulano: sulla postura, sull'attenzione dei bambini, sui processi democratici.
Le mani che non vediamo
Progettisti californiani, minatori africani, fonderie taiwanesi, catene di montaggio cinesi: prima di arrivare nelle nostre mani, la macchina che usiamo ogni giorno è passata per quelle di milioni di lavoratori. E il suo viaggio non finisce quando la gettiamo via.
L’anatomia
Nel 2014 la Corte Suprema americana ha equiparato lo smartphone a un organo del corpo. Lo usiamo per ore e ore ogni giorno, eppure non sappiamo che cosa contiene davvero: scopriamolo, bisturi alla mano.