Telmo Pievani
Telmo Pievani è filosofo della scienza, evoluzionista, saggista e direttore editoriale di Lucy sui mondi. Collabora con il «Corriere della Sera» e altre testate. Il suo ultimo libro è Tutti i mondi possibili. Un’avventura nella grande biblioteca dell’evoluzione (Raffaello Cortina Editore, 2024).
Vedere la selezione naturale in diretta
Uno studio su PNAS dell'immunologo di Oxford Philip Goulder documenta un fenomeno rarissimo nella nostra specie, la pressione di un virus capace di riscrivere la frequenza dei geni che ci difendono. Finché non è intervenuta la medicina.
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Mi manca Lubrano
La tutela dei consumatori che rispetta la Costituzione passa dall’onestà e dalla trasparenza su cibo, tecnologia, prodotti per la casa. Eppure l’importanza degli inserzionisti per la stampa e l’insufficienza di certe etichette compromettono questo servizio pubblico. Antonio Lubrano ci ricorda cosa è l’etica.
Una balena mi disse
Costellazioni di DNA nell’acqua
Sapere quali organismi vivono in ogni ambiente è un elemento prezioso per proteggere piante, animali ed ecosistemi. Ma se sulla terra abbiamo molti strumenti per averne prova, negli oceani, nei fiumi e nei laghi diventa più complesso. E allora le tracce genetiche diventano un campo di studio fondamentale.
Avete dubbi sul clima? Seguite i soldi
Dai dati delle assicurazioni emerge un conto sempre più salato: premi in aumento, perdite record e il rischio che in futuro alcune case non siano più assicurabili. Il cambiamento climatico si misura nei bilanci, non negli slogan.
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“Cervello da gallina” è un complimento
L'intelligenza degli uccelli è da anni al centro di libri e studi che hanno obliterato gli stereotipi sulla loro presunta stupidità.
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Storie di primatologhe
Jane Goodall è solo una delle carismatiche figure che hanno studiato i primati, vivendo nel loro habitat, con le comunità umane che le circondano e imparando a farsi accogliere dai gruppi di scimmie del luogo. C'è chi ha detto che la spiccata presenza di scienziate donne nel settore sia dovuta alla loro empatia, ma se la tradizione femminile fosse semplicemente un fattore storico?