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Sofia Belardinelli
Il costo biologico delle relazioni disfunzionali

Il Costo Biologico Delle Relazioni Disfunzionali
biologia Scienza

Lo stress può causare problemi cronici al corpo e alla mente e, a volte, la fonte di questo stress sono le persone: al netto delle differenze sociali che rendono alcune categorie più esposte di altre, serve bilanciare le proprie condizioni di salute anche di fronte a un "incontro negativo".

Hai presente quel collega, parente, o coinquilino che ti fa alzare continuamente gli occhi al cielo e che ti fa arrivare stremato a fine giornata? Secondo un gruppo di sociologi della salute statunitensi, quella sensazione di fatica non ha soltanto conseguenze psicologiche, ma lascia tracce biologiche nel nostro corpo.

L’ipotesi da cui i ricercatori hanno preso le mosse è che la presenza di queste relazioni negative nella propria cerchia sociale sia associata a un invecchiamento biologico più rapido e a peggiori condizioni di salute. Per valutare la correttezza della teoria, gli studiosi hanno reclutato oltre duemila persone, molto variegate per caratteristiche anagrafiche e condizioni socio-economiche, e hanno raccolto informazioni sia sulle loro reti sociali, attraverso questionari e autovalutazioni sulla qualità delle proprie relazioni interpersonali, sia sul loro grado di invecchiamento biologico.

L’invecchiamento biologico (o invecchiamento cellulare) è il processo di progressiva senescenza delle cellule: queste hanno al proprio interno una sorta di ‘orologio molecolare’ che, a un certo punto del ciclo di vita della cellula, inibisce i meccanismi di riparazione del DNA, lasciando così che si accumulino mutazioni e che la funzionalità della cellula stessa diminuisca, fino alla sua morte. Il tasso di invecchiamento biologico non è determinato esclusivamente dall’età anagrafica, ma può essere influenzato da molti fattori esterni – gli stessi che, creando situazioni di stress fisico o psicologico, inducono risposte infiammatorie nell’organismo, con conseguenze immediate e croniche sulla salute generale dell’individuo.

Tra questi fattori vi è senz’altro lo stress: è noto, infatti, che la risposta dell’organismo allo stress – basata sulla produzione di ormoni come cortisolo e adrenalina – è funzionale se si attiva per un periodo di tempo limitato, ma diventa negativa se si verifica per un periodo prolungato. In tal caso, infatti, questo stato di allerta persistente può creare problemi psichici ma anche avere effetti fisici, innescando un’infiammazione cronica dei tessuti che può indurre lo sviluppo di malattie cardiovascolari e neurodegenerative, diabete, tumore e, in generale, può aumentare il rischio di mortalità.

Dunque, i ricercatori hanno valutato se una fonte di stress come le relazioni sociali negative e disfunzionali – quelle persone che, secondo la definizione usata nello studio, “creano problemi o rendono la vita più difficile” – sia associata a un’accelerazione dell’invecchiamento cellulare. Per farlo, dapprima è stato chiesto ai partecipanti di indicare quanti, tra i membri della propria cerchia sociale, potessero essere definiti come “disturbatori” (hasslers). Per molti, il tenore delle risposte non sarà sorprendente: quasi il 30% dei rispondenti ha dichiarato di avere almeno un disturbatore nella sua cerchia relazionale, e circa il 10% ha riportato di avere a che fare con più di uno. Il secondo passaggio è stato prelevare dei campioni di saliva per rilevare, con due misure diverse, l’invecchiamento biologico cumulativo rispetto all’età anagrafica e il tasso di invecchiamento biologico.

C’è una maggiore probabilità di incontrare disturbatori in alcune reti relazionali: quelle delle donne, di persone con un’infanzia difficile e di persone che già presentano problemi di salute fisica o mentale.

Innanzitutto, l’analisi delle risposte date dai partecipanti ha mostrato che, nonostante avere a che fare con dei disturbatori sia un’esperienza piuttosto comune, non tutti hanno la stessa probabilità di interagire con questo genere di persona. Infatti, è stata osservata una maggiore probabilità di incontrare disturbatori in alcune reti relazionali: quelle delle donne, di persone con un’infanzia difficile e di persone che già presentano problemi di salute fisica o psichica. Questo indica che potrebbe esserci un legame tra alcuni fattori psicosociali e la probabilità di trovarsi all’interno di relazioni almeno in parte negative o disfunzionali.

Inoltre, è stato osservato che le persone che riportano di avere a che fare con un maggior numero di disturbatori presenta differenze significative rispetto alla media sia nel tasso di invecchiamento biologico, sia nella sua accelerazione. Incrociando i dati, emerge che ogni disturbatore è associato all’1,5% di aumento del ritmo di invecchiamento biologico: un numero in apparenza piccolo, ma i cui effetti vanno misurati considerando il loro impatto nel lungo termine. Inoltre, ogni relazione negativa all’interno della propria cerchia sembra avere un costo biologico piuttosto alto: circa 9 mesi in più di età cellulare per ogni disturbatore con cui abbiamo a che fare, paragonabile a quello causato dal fumo di cinque sigarette al giorno.

Dai risultati emerge anche un altro aspetto interessante, e che forse confermerà le esperienze personali di qualcuno: non tutte le relazioni negative sono uguali in termini di impatto sulla nostra fisiologia. Alcune sono più stressanti – e quindi più impattanti – di altre. In particolare, a lasciare la traccia biologica più evidente sono le relazioni negative con un parente stretto (in particolare un figlio o un genitore). Secondo i ricercatori, questa associazione si può spiegare analizzando il ruolo di queste relazioni all’interno della rete sociale dell’individuo: i legami con i parenti stretti sono spesso al centro della rete individuale e difficili da spezzare, e per questo, quando sono negativi, ci espongono a un conflitto continuo e quasi inevitabile.

Naturalmente, anche le relazioni disfunzionali con persone con le quali non abbiamo vincoli parentali non sono innocue. Secondo le risposte dei partecipanti allo studio, si tratta soprattutto di persone con cui abbiamo una qualche forma di obbligazione e con cui non scegliamo volontariamente di avere una relazione, come colleghi e coinquilini. E anche il loro passaggio lascia un segno: per gli studiosi, questo suggerisce che “anche uno stress superficiale può determinare un impatto fisiologico cumulativo”.

Come è facile immaginare, l’accelerazione dei processi di invecchiamento cellulare non è l’unico impatto fisiologico che il costante stress causato da una relazione disfunzionale impone sul nostro corpo. In primo luogo, queste relazioni sembrano gravare sulla salute mentale, aumentando in particolare ansia e depressione; inoltre, è stata rilevata un’associazione con un indice metabolico più alto e con un peggioramento globale della salute. Infatti, quel tipico stato di allerta costante è implicato nello sviluppo di diverse malattie croniche e contribuisce a ridurre l’aspettativa di vita.

Finora, era stato dimostrato soprattutto l’opposto: le relazioni positive supportano la nostra salute mentale e fisica, rallentano i processi di invecchiamento e sono considerate, in termini epidemiologici, fattori “protettivi” contro lo sviluppo di malattie croniche.

Comprendere precisamente in che modo le relazioni negative di cui – spesso nostro malgrado – ci circondiamo non portino solo una percezione soggettiva di affaticamento, ma si riflettano anche in cambiamenti molecolari, mostra quanto il legame tra la nostra salute psicologica, le condizioni sociali e ambientali in cui viviamo e la nostra salute fisica siano profondamente legate le une alle altre. Finora, era stato dimostrato soprattutto l’opposto: le relazioni positive supportano la nostra salute mentale e fisica, rallentano i processi di invecchiamento e sono considerate, in termini epidemiologici, fattori “protettivi” contro lo sviluppo di malattie croniche.

Che anche le relazioni negative – o disfunzionali o tossiche, che dir si voglia – abbiano un impatto speculare sulla nostra biologia interna non era stato ancora dimostrato sul campo: questo studio presenta prove importanti e mette in luce quanto l’esposizione a condizioni socioeconomiche svantaggiate, spesso correlate anche a condizioni di salute precarie, renda più probabile che le cerchie sociali si popolino di più disturbatori, aggiungendo un ulteriore fattore di stress in condizioni già sfavorevoli.

Certamente, come per il legame tra relazioni positive e buona salute, anche in questo caso le evidenze raccolte non sono né abbastanza numerose, né abbastanza conclusive per dimostrare una chiara relazione di causalità tra la presenza di una figura negativa nella nostra rete di conoscenze e un più rapido invecchiamento cellulare. Il quadro tuttavia è già piuttosto chiaro: la fatica dovuta alla gestione di queste relazioni è senz’altro un fattore di stress cronico, i cui effetti sulla salute sono noti.

Per cui, quel che possiamo fare è limitare, per quanto possibile, queste interazioni, bilanciandole con altrettante relazioni positive e cercando supporto quando serve. Al tempo stesso, possiamo cercare di non essere, per i nostri parenti, colleghi o coinquilini, la persona che, nel questionario di un futuro studio ad ampio spettro, indicherebbero come la relazione disfunzionale nella propria rete sociale.

Sofia Belardinelli

Sofia Belardinelli è dottoressa di ricerca in etica ambientale all’università “Federico II” di Napoli. È Contributing Author e Research Fellow per il settimo Global Environment Outlook dell’UNEP. Attualmente, è ricercatrice post-dottorale per il National Biodiversity Future Centre all’università di Padova. È giornalista scientifica e collabora con diverse testate, tra cui Il Bo Live, Micromega, Il Corriere della Sera e Il Tascabile. Si occupa di temi quali crisi ambientale, biodiversità e giustizia ambientale, ma anche di questioni sociali e di attualità.

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