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Michael Crawley
La gara in cui doparsi è incoraggiato

La Gara In Cui Doparsi È Obbligatorio
antropologia Scienza

Tra pochi mesi, a Las Vegas, si terrà la prima edizione degli Enhanced Games, una competizione che promette di ridefinire l'idea stessa di sport e di umanità. Un antropologo ha incontrato i suoi atleti.

Il video dei 50 metri a nuoto più veloci della storia ha poco più di 88.000 visualizzazioni su YouTube, e la nuotata non era nemmeno un tentativo di record del mondo, previsto per diverse settimane dopo. Kristian Gkolomeev molleggia sul blocco di partenza del Greensboro Aquatic Center, in North Carolina, prima di prendere posizione. Poi si lancia, come un siluro, in acqua.

È strano guardare un nuotatore d’élite andare al massimo da solo. L’unica altra persona nell’inquadratura è Brett Hawke, il suo allenatore, che trotterella a bordo vasca per prendere i tempi intermedi. Ed è strano anche da ascoltare, senza il boato della folla e senza il commento concitato di un telecronista. Gkolomeev in acqua è fluido come pochi, ma nello spazio cavernoso dell’arena si sentono le sue mani enormi prendere a schiaffi la superficie. Quando raggiunge l’estremità della vasca si volta con nonchalance a controllare il tabellone. Segna 20,89 – due centesimi di secondo più veloce di chiunque altro nella storia.

Gkolomeev allarga le braccia enormi prima di prendersi la testa tra le mani. In poco più di un terzo di minuto ha vinto un milione di dollari, cifra che fa impallidire tutti i guadagni precedenti della sua carriera in questo sport, a cui ha dedicato più di metà della vita. E ha anche, da solo, trasformato le sorti di un evento sportivo che molti avevano deriso, e che pochi credevano si sarebbe mai davvero realizzato. Gli Enhanced Games – i “Giochi potenziati” – ora potevano vantare il loro primo record del mondo, peraltro uno di quelli a cui gli organizzatori tenevano di più – insieme ai 100 metri piani in atletica – per la sua semplicità. Una vasca, il più veloce possibile.

Aron D’Souza, fondatore dei Giochi, non ha dubbi sulla sua importanza, e lo descrive come un cambio di paradigma paragonabile alla teoria dei germi e all’esplorazione spazialei. “Milioni di persone hanno nuotato a livello agonistico per miliardi di ore per quel singolo record del mondo,” mi racconta in un’intervista. “E Kristian l’ha fatto così, capisce? Questo ci mostra davvero le possibilità del potenziamento umano.” Kristian era sotto “protocollo” solo da qualche settimana quando ha battuto il record.

Nel maggio 2025 sono andato a Las Vegas per il lancio degli Enhanced Games, ignaro del fatto che Kristian avesse battuto il record del mondo tre mesi prima, un segreto che l’organizzazione aveva custodito gelosamente. Per D’Souza, Las Vegas è la sede perfetta per la competizione inaugurale. “Quale posto migliore per battere record della città che non guarda mai l’orologio?” 

“Se le sostanze dopanti e altre forme di potenziamento fanno parte dello sport da molto tempo, il rapporto tra sport e medicina sta cambiando.”

Nel taxi dall’aeroporto passo davanti a un cartellone pubblicitario di uno studio legale con la foto di una squadra femminile di basket e lo slogan WE WIN MORE, e arrivo in hotel nello stesso momento di un Cybertruck che porta il marchio di un’azienda chiamata Liv Wellness, che fornisce flebo endovenose a domicilio per chi cerca un rapido recupero dai postumi di una sbornia. Il loro slogan è BE LIMITLESS. Non posso fare a meno di dare ragione ad Aron: l’abbraccio spudorato di Las Vegas allo sport come business e la sua atmosfera senza limiti ne fanno il luogo d’elezione per “le Olimpiadi sotto steroidi.”

La prima edizione si terrà durante il weekend del Memorial Day, a maggio 2026, e la apriranno le gare sprint di nuoto e di atletica, e poi il sollevamento pesi, con l’obiettivo di mostrare cosa si può ottenere attraverso l’uso di sostanze dopanti come testosterone e peptidi, e di altre tecnologie, il tutto sotto attenta supervisione medica. Gli organizzatori ci tengono a dimostrare che le sostanze per il miglioramento delle prestazioni possono essere sicure e addirittura aumentare il benessere dei partecipanti.

È ampiamente riconosciuto che l’uso di sostanze per il miglioramento delle prestazioni – da stricnina e alcol a testosterone sintetico e eritropoietina – fa parte dello sport da centinaia di anni. Alcune si sono rivelate estremamente dannose per la salute, mentre di altre abbiamo scoperto che sono in realtà controproducenti per la prestazione sportiva. Molte, come le anfetamine, la caffeina e la creatina, sono entrate e uscite dalla lista dei prodotti vietati, il che indica un notevole grado di soggettività nel determinare cosa costituisca un vantaggio sleale. L’inclusione della marijuana suggerisce che nei divieti sportivi ci sia una componente ideologica che va oltre la mera protezione della salute degli atleti – dai quali ci aspettiamo che siano modelli di moralità – e il mantenimento dell’equità.

L’idea per cui l’uso di certe sostanze e tecniche per ottenere un vantaggio sia immorale e vada impedito è rimasta egemonica nel mondo dello sport, questo è evidente. La Convenzione internazionale contro il doping è il secondo trattato UNESCO più ratificato, con 191 firmatari, il che indica il livello di sostegno governativo a questa lotta. A livello globale, l’Agenzia mondiale antidoping (WADA) è responsabile di determinare quali sostanze debbano essere vietate e di supervisionare i controlli sugli atleti. Si tratta di un regime straordinariamente rigido, privo di presunzione di innocenza, che sottopone gli atleti a un livello di sorveglianza che sarebbe inaccettabile per un comune cittadino.

Se le sostanze dopanti e altre forme di potenziamento fanno parte dello sport da molto tempo, il rapporto tra sport e medicina sta cambiando. La bioeticista Silvia Camporesi ha tracciato il percorso delle sostanze “dal laboratorio, al letto d’ospedale, al campo di gara”. Più di recente, però, le innovazioni hanno cominciato a viaggiare nella direzione opposta. Il Passaporto Biologico dell’Atleta, un metodo di controllo che si basa sul monitoraggio delle fluttuazioni dei valori ematici piuttosto che sull’identificazione di specifiche sostanze dopanti, è solo una delle innovazioni potenzialmente rivoluzionarie per la medicina personalizzata. Per gli organizzatori degli Enhanced Games, è chiaro che normalizzare l’uso di sostanze potenzianti – e sviluppare e perfezionare protocolli – ha un significato che va ben oltre lo sport. Chi organizza e investe nei Giochi li immagina come un modo per inaugurare una nuova “era del potenziamento” in cui tutti potranno sentirsi più giovani, sani e vitali.

Quali potrebbero essere, allora, le conseguenze di questo cambiamento per lo sport e la società?

1. Uno sguardo sullo sport tradizionale

Ho sempre pensato che la capacità di addormentarsi in qualsiasi circostanza sia un superpotere sportivo, e tra le luci al neon del bar Red Tail e il tintinnio e lo sferragliare delle slot machine del casinò Resorts World, Kristian Gkolomeev dorme come un bambino quando arrivo per la nostra intervista. Una volta sveglio, dietro gli occhi azzurri intensi e il taglio di capelli appena fatto, trapela una leggera tensione. Gli chiedo della sua decisione di passare agli Enhanced Games dal mondo del nuoto convenzionale. La risposta è concisa. “Tre ragioni principali. La più importante è il compenso. Parliamo di un sacco di soldi. In tutta la mia carriera non ho guadagnato molto dal nuoto, purtroppo. In un solo anno di successo agli Enhanced Games, invece, potrei guadagnare quanto in dieci carriere. È assurdo, capisce? Ho una famiglia adesso, sono diventato padre, devo comprare una casa. Non voglio smettere di nuotare e dover ricominciare da zero con un lavoro dalle nove alle cinque, o dovermi stressare per pagare un mutuo.” La seconda ragione ha a che fare – forse a sorpresa – con l’equità. “Qui si gareggerà ad armi pari,” dice. “Tutti avranno lo stesso accesso a tutto, ai migliori medici da cui farsi seguire e a potenziamenti approvati dalla FDA.” Tutti i dubbi su chi faccia uso di steroidi o meno sparirebbe, e per gli atleti sarebbe una preoccupazione in meno. “E infine,” prosegue, “ho sempre voluto vedere il mio pieno potenziale. Ero semplicemente curioso. Cosa sarei stato capace di fare con l’aiuto di sostanze dopanti?”

È una domanda che la maggior parte degli atleti si pone, anche a livelli molto più bassi. Una domanda tormentosa che resta senza risposta e che mi ha fatto sentire vicino – su un piano molto umano, non sovrumano – a Kristian e agli altri nuotatori. James Magnusson (il primo atleta a firmare un contratto con i Giochi diversi anni dopo il ritiro) è particolarmente aperto nel parlare delle vulnerabilità degli atleti d’élite, e sulla difficoltà di abbandonare quella vita.

È chiaro che i nuotatori che incontro condividono alcune delle frustrazioni che i fondatori degli Enhanced Games esprimono nei confronti del circuito olimpico e dello sport convenzionale. C’è un certo risentimento per la mancanza di sostegno economico anche ai massimi livelli, rivolto sia alle federazioni nazionali sia al Comitato Olimpico Internazionale, e poi c’è la sensazione che i danni permanenti che possono riportare gli atleti professionisti non vengano adeguatamente riconosciuti.

Come dice Andriy Govorov, un altro nuotatore che ha firmato con i Giochi e detentore del record mondiale nei 50 metri farfalla: “Lo sport tradizionale è per definizione insalubre, lo sappiamo tutti: infortuni, problemi di salute mentale, tendini distrutti. Il novanta per cento degli atleti fatica a mantenere la propria salute nel tempo, perché c’è poco supporto medico per il recupero” e, secondo lui, gli Enhanced Games possono essere la soluzione.

2. Recupero sovrumano e il significato dello sport

Dalle mie conversazioni con Kristian e James emerge chiaramente che ci vuole del tempo per abituarsi ad abitare un corpo potenziato. “Cambiano un sacco di cose nel tuo corpo,” dice Kristian, “non ultimo il fatto che prende peso, il che può essere un problema per un nuotatore.” James si stupiva di quanto si sentisse bene in allenamento dopo aver assunto testosterone e un cocktail di peptidi e altre sostanze. “Sono stato quattro mesi senza alcun dolore muscolare,” mi racconta. “E questo paradossalmente ha minato la mia prestazione, perché ogni giorno mi svegliavo dicendo: ‘Mi sento benissimo, spingiamo più forte, andiamo più lontano, solleviamo più chili.’ Mi sono allenato due volte al giorno, tutti i giorni, per qurantanove giorni di fila, il che per un atleta di trentaquattro anni è inaudito.” Tutti i parametri che era abituato a monitorare erano straordinari: la frequenza cardiaca a riposo era di 28 bpm, e la variabilità della frequenza cardiaca del tutto fuori scala, spesso sopra i 200. Quello che non capiva era che mentre i suoi sistemi cardiaco e muscolare sembravano al massimo, quello nervoso non riusciva a tenere il passo, dunque non poteva più affidarsi ai segnali di un tempo per capire che ritmo tenere.

Tutto ciò apre a moltissime domande. Essere in grado di “ascoltare il proprio corpo” e sapere quando rallentare è sempre stato fondamentale per un atleta d’élite. Cosa succederà se questo non sarà più possibile? Come società celebriamo qualità come grinta, determinazione, resistenza  al dolore: e se un domani diventassero superflue? Cosa significherebbe per gli atleti veder attribuire il merito delle proprie prestazioni a un protocollo medico piuttosto che al talento e al sacrificio?

A vedere l’account Instagram dei Giochi, pare che lo sport potenziato sia più divertente di quello tradizionale. Ci sono reel in cui pesisti cavalcano nuotatori sott’acqua come fantini, o dove il sollevatore Boady Santavy alza sopra la testa vari atleti e membri dello staff. Il messaggio che traspare è che sia tutto un sano divertimento, non un esperimento distopico, come invece lo dipingono alcuni media. Chi gestisce i Giochi ci tiene a sottolineare quanto la ricerca stia portando sempre più sicurezza. Molti degli atleti sono arruolati a seguito di una sperimentazione clinica negli Emirati Arabi Uniti, finalizzata a raccogliere dati approfonditi sugli effetti del “protocollo.”

3. Implicazioni per il futuro

Sia Aron che il suo socio, il miliardario e investitore biotech Christian Angermayer, sono inclini a filosofeggiare sul futuro dell’umanità. Per Aron ci troviamo di fronte alla scelta tra entrare in un’era dominata dall’intelligenza artificiale nella quale gli esseri umani diventeranno una “specie subalterna, secondaria,” e abbracciare invece il potenziamento così da “migliorare la condizione umana attraverso la tecnologia.” Aron immagina triliardi di dollari di investimenti nel potenziamento umano capaci di portare cambiamenti profondi alla struttura della società. “Il regalo più grande che vorrei fare all’umanità è dare a un sessantacinquenne la capacità di correre veloce come Usain Bolt,” mi dice, “perché dimostrerebbe che i sessantacinque non dovrebbero essere l’età della pensione.”

Per Christian Angermayer, le stesse sostanze che permettono a un atleta nel pieno della forma di battere un record del mondo consentiranno a un ottantenne di portarsi a casa le borse della spesa senza problemi. Per lui il potenziamento delle prestazioni non è un’erosione della nostra umanità, ma un modo di realizzarla a pieno. Tutto questo ha una connotazione religiosa, e infatti Angermayer risponde a chi dice che il potenziamento radicale dell’essere umano sia in qualche modo “contro Dio” dicendo che “nella maggior parte delle religioni gli esseri umani sono fatti in qualche modo da Dio o dagli Dei,”  attraverso il soffio, le costole, lo sputo o chissà che altro. E prosegue: “Le persone si definiscono sempre figli di Dio. Ma cosa significa essere figlio di qualcuno? Significa averne i tratti e le caratteristiche. E qual è il primo tratto distintivo di un Dio? La creazione, giusto? Dunque è questo che Dio vuole, se mai si può attribuire la parola ‘volere’ a un essere divino: che creiamo e miglioriamo ciò che già esiste. In fondo questo è un sentimento innato nell’essere umano.”

Trovo che ci sia una leggera contraddizione tra il dichiararsi “all’avanguardia della superumanità” riunendo “sport, scienza e medicina” in una celebrazione quasi religiosa del potenziamento umano, e accusare lo sport convenzionale di aver sempre giocato sporco sulla trasparenza nell’uso del doping, mentre invece i Giochi non ne hanno mai fatto mistero. La sostanza potenziante per eccellenza infatti è il testosterone, non certo una tecnologia d’avanguardia; e in effetti, come ha fatto notare Guido Pieles, presidente della Commissione Medica Indipendente dei Giochi, durante la conferenza stampa a Las Vegas, esiste già molta ricerca sul testosterone, che fu sintetizzato per la prima volta nel 1935 e per la cui scoperta Adolf Butenandt e Leopold Ruzicka vinsero il premio Nobel per la chimica nel 1939. Può darsi che ci siano tecnologie più all’avanguardia dietro le quinte, ma la retorica qui non sembra sempre corrispondere alla realtà.

Gli Enhanced Games sostengono di offrire agli atleti un’assistenza medica significativamente migliore rispetto alle Olimpiadi convenzionali, e sottolineano che, se gli atleti si potenziano attraverso il programma medico degli Enhanced Games, devono partecipare a una sperimentazione clinica approvata da un comitato etico che “garantisce supervisione medica, monitoraggio continuo della salute e piena conformità agli standard medici internazionali.” Questo non ha impedito ad alcuni medici di sollevare perplessità, in particolare riguardo agli effetti a lungo termine dell’uso di sostanze come il testosterone sulla salute cardiaca, sulla libido e persino sulla salute psichica. Il punto è capire per quanto tempo gli organizzatori dei Giochi intendano assumersi la responsabilità della salute degli atleti dopo la fine delle loro carriere agonistiche.

È chiaro che ci sono potenziali benefici nella normalizzazione di alcune delle forme di potenziamento in mostra ai Giochi, e posso capire l’attrattiva del restare in forma e in salute fino a tarda età. Ma la retorica altisonante tende a cedere il passo al mero commercio, e infatti ho trovato piuttosto stridente, alla cerimonia d’apertura, il passaggio dalla celebrazione della “superumanità” al lancio della linea di prodotti degli Enhanced Games. Come recita il comunicato stampa che annunciava l’accordo di fusione societaria che avrebbe portato i Giochi in borsa: “Enhanced sta sviluppando un’attività completa di telemedicina e vendita diretta al consumatore focalizzata su prodotti di medicina delle prestazioni,” che risponde a un “più ampio cambiamento culturale verso la spesa esperienziale.”

Dunque c’è una grande sovrapposizione tra la medicina delle prestazioni e l’industria del benessere, che si prevede raggiungerà un valore di quasi diecimila miliardi di dollari entro il 2029. Come osservava il filosofo francese Georges Canguilhem negli anni Sessanta, il “normale” e il “patologico” (e a questi potremmo aggiungere il “potenziato”) non sono categorie scientifiche oggettive. Sono, piuttosto, costrutti sociali plasmati delle varie epoche. Il “normale” finisce per acquisire una qualità morale, e uno degli effetti di un’adozione diffusa del potenziamento potrebbe essere uno spostamento della definizione che ne diamo, con potenziali ripercussioni sulle aspettative verso noi stessi.

È importante riflettere su come capacità fisiche e cognitive drasticamente migliorate potrebbero cambiare la nostra stessa idea di umano, rimodellata da farmacologia e tecnologia. Gli Enhanced Games saranno un cartellone pubblicitario per un certo tipo di futuro e, qualunque cosa accada, sarà uno spettacolo affascinante.

L’edizione inaugurale degli Enhanced Games si terrà al Resorts World di Las Vegas il 24 maggio 2026.

Immagine: Enhanced Games (elaborazione grafica)

Michael Crawley

Michael Crawley, antropologo, scrittore e corridore, vive a Durham dove insegna all’università. Ha corso una maratona in due ore e venti minuti e ha rappresentato la Gran Bretagna nelle gare su strada. Il suo libro Correndo nell’aria sottile, pubblicato da add editore nel 2022, ha vinto il prestigioso Margaret Mead Award. Il suo ultimo libro è
Fino al limite. Il senso della resistenza dal Messico all’Himalaya (add editore, 2026).

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