Articolo
Michele Bertelli
L’Italia ha più morti da caldo di qualsiasi paese europeo. Perché i dati ufficiali non li vedono?

L’italia Ha Più Morti Da Caldo Di Qualsiasi Paese Europeo. Perché I Dati Ufficiali Non Li Vedono?
clima politica

Secondo l’Imperial College, Milano, Roma e Napoli sono tra le metropoli europee più colpite dall’estate più calda della storia. Ma il registro nazionale copre un terzo della popolazione e lascia fuori campagne, piccoli comuni e chi lavora all’aperto.

L’estate con le temperature più elevate della storia potrebbe aver portato nelle città europee a oltre 50.000 decessi dovuti al caldo. E, nelle stime, le grandi metropoli italiane sono in cima alla classifica: Milano è seconda dopo Parigi nel macabro elenco con 2467 decessi stimati, mentre Roma e Napoli la seguono al terzo e quarto posto, con rispettivamente 2253 e 1845 morti. In tutto il nostro Paese, sono 13.303. Da nessun’altra parte in Europa così tanti.

Sono questi i risultati di due nuove stime dell’Imperial College e della Scuola di igiene e medicina tropicale di Londra, già sottoposti a revisione paritaria e di prossima pubblicazione sulla rivista scientifica Nature Health.

“Penso che possiamo dire con una certa sicurezza che l’estate del 2026 probabilmente è stata la peggiore fino a oggi per la mortalità legata al calore in buona parte dell’Europa”, ha spiegato Clair Barnes, ricercatrice di fenomeni climatici estremi e cambiamento climatico presso l’Imperial College di Londra.

Le stime di quest’estate sono le più alte degli ultimi 26 anni. Lo scorso giugno è stato il mese più crudele: circa un terzo dei decessi sono avvenuti nella seconda metà del mese, quando le temperature europee hanno superato di 5°C la media degli anni fra il 1991 e il 2020.

“Per me quest’estate è stata pesante. Il problema è stata la lunghezza, non il singolo giorno”, racconta la dottoressa Luisa Memore, che lavora in un pronto soccorso in provincia di Torino. Sostiene che i segni per riconoscere un colpo di calore siano abbastanza chiari. Se una volta era diffuso fra chi lavorava in contesti ad alte temperature, oggi colpisce le persone più anziane. “È tipico di persone che vengono da strutture dove loro stessi non sono in grado di chiedere da bere o non lo sentono neppure”, spiega. Ma conferma che – a livello di esperienza personale – il 2026 è stato per lei simile al 2003, annus horribilis per le morti da caldo.

Per non lasciare dubbi sulle responsabilità dell’uso dei combustibili fossili, i ricercatori hanno anche stimato che circa due terzi del totale dei decessi sono riconducibili al cambiamento climatico. In Italia, sono 1627 morti a Milano, 1558 a Roma e 1416 a Napoli.

Per arrivare a simili risultati, sono stati usati i dati storici delle temperature e un modello costruito sulle relazioni fra il calore e la mortalità. Una metodologia che – spiegano – “produce risultati in linea con le statistiche sull’eccesso di mortalità ufficiali rilasciate successivamente dalle autorità sanitarie nazionali”.

Stabilire con certezze chi muore a causa del caldo non è infatti così immediato. Come spiegano i due istituti britannici, i certificati di morte raramente lo riportano come causa del decesso, e nemmeno come un fattore che ha contribuito.

I numeri diffusi dal Ministero della salute italiano ad esempio sono più bassi: solo un aumento in media del 2% rispetto ai decessi dell’estate precedente in 54 città italiane. La stima è contenuta nei “Risultati dei Sistemi di Allarme (HHWWS) e del Sistema di Sorveglianza della Mortalità Giornaliera (SiSMG) e degli accessi in Pronto Soccorso (PS)”, pubblicati dal Ministero della salute lo scorso 13 ottobre.

Nel rapporto si legge che i risultati confermano “un impatto contenuto delle elevate temperature sulla salute, a differenza di quanto osservato in anni precedenti”. In particolare, l’incremento di mortalità è stato registrato soprattutto per gli anziani con più di 85 anni di età. Il numero maggiore di decessi si è verificato ad agosto nel centro-sud, dove le temperature sono state particolarmente elevate e la mortalità giornaliera sarebbe aumentata del 6%.

A Milano si sono invece rilevati un totale di 3262 decessi di persone sopra i 65 anni. Ne sono stati osservati 2965, senza alcuna variazione percentuale rispetto a quelli che ci si sarebbe attesi per lo stesso periodo. Di conseguenza, il Dipartimento di Epidemiologia del Lazio, che ha elaborato il rapporto, ha concluso che non ci sono state variazioni significative attribuibili al caldo.

Secondo il dipartimento, i risultati sarebbero frutto di una maggiore consapevolezza della popolazione, che utilizza di più l’aria condizionata e ha cambiato i propri comportamenti per esporsi meno al caldo. Ma anche delle attività di prevenzione e informazione portate avanti da regioni, ASL e comuni.

Un gruppo di medici ed esperti di clima sostiene però che la metodologia utilizzata per la raccolta di questi dati non riesce a dare una rappresentazione corretta della realtà. Così facendo, molte morti rischiano di restare nel silenzio.

“Monitoriamo solo un terzo della popolazione”, dice Eleonora Cogo del think tank per il clima ECCO, che insieme alla Società internazionale dei medici per l’ambiente (ISDE), a Greenpeace, al WWF e all’associazione OnData ha elaborato la ricerca “Quanto si muore di caldo in Italia?”

“L’Italia ha un sistema di monitoraggio della mortalità che copre solo le grandi città, ed è la copertura più bassa tra i Paesi europei”, prosegue Cogo. “Di conseguenza, non esiste una stima tempestiva dei decessi dovuti al caldo per l’intera popolazione.”

Nella tabella ufficiale della rete europea di sorveglianza EuroMOMO, ogni Paese dichiara la quota di mortalità nazionale coperta. È il 100% per Germania, Grecia e Portogallo, il 93% per la Spagna, e l’84% per la Francia. Per l’Italia non c’è invece una percentuale, ma una nota: “Dati dalle città con popolazione superiore a 100.000 abitanti”.

“È la copertura più bassa della rete”, sostiene Cogo.

ECCO e le altre organizzazioni non hanno potuto realizzare una comparazione fra i dati raccolti dall’Imperial College e dalla Scuola di igiene e medicina tropicale nel 2026, visto che questi non sono ancora stati ufficialmente pubblicati. Hanno preso allora in considerazione uno studio pubblicato l’anno scorso da Tomáš Janoš dell’Istituto per la salute globale di Barcellona su Nature Medicine. Janoš e i suoi colleghi stimano che l’Italia sia il Paese con il maggior numero assoluto di decessi in ciascuna delle estati dal 2022 al 2024: rispettivamente 18.801, 13.790 e 19.038. Al contrario, per il Sistema di Sorveglianza della Mortalità Giornaliera italiano, l’eccesso di mortalità osservato è stato invece contenuto e discontinuo (+15% nel 2022, -0,4% nel 2023, +2% nel 2024 e -4% nel 2025).

Sull’ondata di calore del 2025, invece, il Grantham Institute dell’Imperial College di Londra ha stimato con un modello circa 2300 decessi legati al caldo in 12 città europee, di cui circa 1500 attribuibili al cambiamento climatico. A Milano le stime sono di 499. Nello stesso periodo, invece, il SiSMG ha rilevato, tra gli over 65 a Milano, 257 decessi contro i 248 attesi. Una variazione minima, quindi.

Cogo sottolinea che i dati elaborati dal Dipartimento Epidemiologia del Lazio non sono direttamente comparabili con quelli pubblicati dai ricercatori su Nature, perché vengono realizzate con metodologie completamente diverse.

La discrepanza d’altronde era già emersa l’anno scorso. In una lettera alla rivista Epidemiologia e Prevenzione, la dirigente del Dipartimento di Epidemiologia Paola Michelozzi sottolineava come il set di dati utilizzato dal Grantham Institute utilizzasse serie temporali fino al 2019 e non dati più recenti. Di conseguenza, “non tengono conto dell’adattamento e della riduzione dell’impatto del caldo osservato in diverse città e, soprattutto, non si basano su dati osservati e sulla relazione temperatura-mortalità del periodo in studio”, scrive Michelozzi.

Il direttore scientifico della rivista, Francesco Barone-Adesi, faceva però rilevare come fosse difficile pensare che una simile attenuazione potesse essere avvenuta in tempi così brevi.

“Fa comunque impressione la forte discrepanza fra l’uno e l’altro, per questo proponiamo di fare un ulteriore studio indipendente”, sottolinea Cogo.

Per lei il problema principale è che il sistema di allerta e sorveglianza funziona a macchia di leopardo: “Si ferma ai comuni sentinella e oggi non produce una stima nazionale dei decessi legati al caldo. Restano fuori aree rurali, piccoli e medi comuni e chi lavora all’aperto, popolazioni per cui mancano un’allerta calibrata sul loro rischio e un dato di mortalità tempestivo”, spiega.

Di conseguenza, gli enti dietro la ricerca chiedono al governo e alle istituzioni competenti di avviare una riforma strutturale del sistema di sorveglianza, estendendo la sorveglianza di HHWWS e SiSMG a tutti i capoluoghi di provincia, facendo sì che il dato di mortalità venga stimato per l’intero territorio.

Inoltre, ECCO, ISDE, Greenpeace, WWF e On Data credono che il protocollo di calcolo e i dati alla base dei bollettini dovrebbero essere disponibili in formato aperto e disaggregati per età, sesso e territorio. “Un numero ufficiale che non si possa verificare non risolve il problema: lo sposta”, conclude Cogo.

Lucy ha contattato sia il Dipartimento di Epidemiologia del Lazio che il Ministero della salute per avere ulteriori chiarimenti. Al momento della pubblicazione, non è ancora pervenuta una risposta.

Michele Bertelli

Michele Bertelli è giornalista e videmaker. Ha scritto e girato reportage dall’America Latina, dall’Italia, dal Sudan del sud e dall’Inghilterra, occupandosi principalmente di migrazioni, sviluppo economico, clima ed energia. Collabora con diverse testate e, come associate editor, con l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale.

Contenuti Correlati

lucy audio player

00:00

00:00