L'antropologo Nicolas Nova ha scoperto che le creature dei bestiari medievali non sono scomparse. Sono migrate dentro a internet, dove troll, spiriti e mostri continuano a infestare la nostra vita quotidiana.
“Ogni società secerne meraviglioso, ma soprattutto si nutre di un meraviglioso anteriore […] fatto di vecchie meraviglie”: ne è convinto l’antropologo e polymath Nicolas Nova (1977-2024). Era vero nel medioevo ed è ancora più vero nel nostro medioevo digitale o nuova era oscura (James Bridle). Fate, gnomi, elfi, folletti, spiritelli maligni, bigfoot, driadi, lupi mannari e altre creature fantastiche, prodigi e curiosità popolano i bestiari, una tradizione combattuta o perlomeno squalificata dalla razionalità, la secolarizzazione e il pensiero scientifico occidentali. Da allora miti e leggende folkloristiche sono associati alla credulità popolare, malgrado la loro sopravvivenza nella letteratura del romanticismo tedesco o nella recente fantascienza e fantasy.
Che il crepuscolo del meraviglioso sia inevitabile?, si chiede Nova in La persistenza del meraviglioso. Troll, daemon e altre creature che abitano il mondo digitale (traduzione di Sara Prencipe, Add Editore 2026). E se invece queste figure “fossero migrate altrove, occupando un ambiente molto diverso dai boschi, le montagne e i laghi: quello dei nostri computer, smartphone, console”? Che il meraviglioso sopravviva in dispositivi freddi, in aride macchine calcolatrici, in un instrumentarium digitale lontano dai bestiari medievali? che vi si un netlore o folklore digitale che ignoriamo pur avendoci a che fare ogni volta che siamo davanti a uno schermo? Nova, che è stato un ricercatore inventivo e caparbio quanto inclassificabile, si appassiona a questa ipotesi ed esplora quello che chiama serraglio digitale. Si accorge subito che, per la sua eterogeneità e opacità, è lontano da qualsiasi cosmologia. Nessun sistema coerente, nessun pantheon, al limite una Hall of Fame dei virus, poiché ogni tentativo di classificazione è sempre manchevole rispetto a entità magmatiche e in divenire.
“Daemon, cron, watchdog, fantasmi, trojan horse, virus, bug, worm, troll, botnet, trollbot, PNG, chatbot, sprite, avatar, Loab, Crungus, Basilisco di Roko, Paperclip Maximizer, Runaway AI, Shoggoth, superintelligenza, AGI, Pappagalli stocastici, centauri, centauri invertiti…”. Nelle pagine di Nova prende man mano forma un bestiario contemporaneo dove c’imbattiamo in creature digitali, esseri chimerici, animali fantastici e altre entità cibernetiche. Che i nostri dispositivi digitali siano più infestati di una casa fantasma? che abbiano una disposizione all’incantamento? che, “nonostante l’accusa di disincanto, il mondo tecnologico contemporaneo sia intriso di curiosità e stranezze”?
Senza alcuna pretesa enciclopedica da bestiario classico, Nova raccoglie materiale eterogeneo, suddividendolo per comportamenti e atteggiamenti. Da una parte si rivolge ai libri storici di curiositas, dall’altra consulta manuali e tutorial di programmazione, riviste specializzate di tecnologia dell’informazione e della comunicazione digitale stile Wired, il Jargon File (glossario specializzato nel gergo dei programmatori), siti quali knowyourmeme.com, textfiles.com, thread su Quora, forum e piattaforme di condivisione online (Reddit, Fandom). Centrale il genere creepypasta, ovvero “le storie brevi o gli aneddoti spaventosi che circolano e vengono condivise su Internet” in modo virale, spesso raccontate in prima persona. Nova apre persino un blog in inglese, Machine Mirabilia: observing the digital menagerie, ancora consultabile, da cui si ricava la genesi di La persistenza del meraviglioso.
Addentriamoci nel serraglio digitale di Nova attraverso quattro esempi. I daemon sono quei “piccoli programmi che svolgono lavori necessari al buon funzionamento” dei nostri sistemi operativi o server. Secondo un manuale informatico consultato da Nova, “è come avere un battaglione di piccoli assistenti, o di angeli custodi, che si occupano di varie cose al tuo posto”. “Un concierge virtuale”, insomma, onnipresente quanto discreto, un assistente benevolo e proattivo. Da OLIVER (1968) ai recenti e più conosciuti Siri e Alexa, questi demonici programmi informatici lavorano nel background, sottratti al controllo dell’utente, finché un messaggio di errore ne tradisce l’esistenza, segnalando un malfunzionamento che rallenta il dispositivo.
Mail Delivery Subsystem o “mailer-daemon@…” designano quelle e-mail automatiche che riceviamo quando il messaggio non arriva al destinatario. Nessuno è immune: “Provate a controllare nell’archivio della posta elettronica, sono sicuro che uno di questi demoni vi abbia già scritto”.
Storicamente, i demoni sono intermediari capricciosi, ambigui e dotati di poteri sovrannaturali. Malintenzionati nella visione cristiana del mondo, in genere sono benevoli, tutt’al più invadenti se pensiamo a Clippy, assistente alla scrittura di Microsoft Office (1997-2003) con le sembianze di una graffetta antropomorfa con due bulbi oculari mobili da geco. L’effetto Clippy si riferisce infatti al “carattere infernale della saltellante graffetta occhialuta che interrompeva la stesura di un documento con interventi spesso inutili, talvolta assurdi”. Disattivarla dai programmi di videoscrittura era inutile perché Clippy tornava sempre come un revenant o un ospite non gradito.
C’imbattiamo in seguito nel fantasma, che indica l’infestazione e la possessione dei nostri dispositivi. Siamo nel paranormale: tentativi di possessione attraverso il telefono, chiamate che provengono da un defunto, numeri di telefono stregati; chi risponde muore sul colpo, ingannato da uno spirito ancestrale che s’impadronisce dell’anima di chi dice “Pronto?” (una ragione in più per diffidare dalle telefonate anonime).
Il fantasma si dice in molti modi: ghost folders, ghost files in directory e files su Dropbox; ghost account o ghost user di utenti inattivi o deceduti; casi di possessione digitale quando i dispositivi funzionano automaticamente; ogni tipo di malfunzionamento inspiegabile o glitch in quanto “apparizione di forme misteriose o malfunzionamenti di un sistema tecnologico: schermo che si blocca temporaneamente su un punto qualsiasi, anomalie luminose, strani fruscii, scomparsa di dati o comportamento imprevedibile di un’interfaccia”. Presenze spettrali come i deadbot, che usano dati raccolti a partire da scambi scritti, messaggi e tracce digitali lasciate da un defunto per crearne un avatar digitale. Sembrano versioni aggiornate della giovane sposa deceduta di colpo che appare vestita di bianco, riflessa negli specchi delle case d’epoca vittoriana.
Se Nova riporta le inquietudini degli utenti (“Uno smartphone può essere infestato?”), come la cartuccia stregata del gioco Super Mario 64 sulla console N64, conclude che, in generale, i fantasmi – più fenomeni che creature – non incutono timore.
Meno governabile è il terzo esempio, quello dei virus, metavirus, vermi, troll, cavalli di Troia, bug dannosi e altri malware più o meno devastanti che Nova raggruppa nel “serraglio malvagio”. Di tali entità – che si tenta di nominare e classificare per meglio controllarle, come negli elenchi dei bestiari medievali – Nova ripercorre la storia a partire da Creeper, nato nel 1971, attraverso il boom della fine degli anni Ottanta e la diffusione dell’industria della sicurezza informatica. In una logica epidemiologica segnata dalla proliferazione di virus e antivirus, il serraglio malvagio si nutre dei nostri racconti.
Più bendisposti sono infine i compagni digitali, che siano antropomorfi, zoomorfi o ibridi come il centauro che indica “il lavoro congiunto di utenti umani e di sistemi di apprendimento automatico”. Ritroviamo androidi, macchine parlanti, automi, personaggi non giocanti (PNG) nei videogiochi. Prima limitato a questi ultimi, l’avatar indica ormai ogni manifestazione della nostra presenza online, la nostra identità digitale. Basta la parola avatar, “piena di mistero e alterità”, ad aprire “la possibilità di far accadere nuove esperienze ‘reincantate’ nell’ordinario e secolarizzato mondo degli occidentali”. Nova risale al riguardo alla storia di quegli automi che cercavano di riprodurre il linguaggio e la voce umani, o alle bambole parlanti, predecessori dei vari assistenti vocali e chatbot.
La persistenza del meraviglioso rigurgita di molteplici creature sofisticate quanto imprevedibili, dotate di una capacità d’azione che evolve nel tempo. Rigurgita di nuovi mostri, dal “criptide AI” (James Bridle) – apparizioni effimere e spaventose (come lo Yeti o il mostro di Lochness) che trovano oggi il loro habitat ideale online, nell’intelligenza artificiale generativa – allo Shoggoth, entità mostruosa, amorfa e gelatinosa ma dotata di intelligenza che prende il nome da H.P. Lovercraft e di cui parla lo scrittore di fantascienza Bruce Sterling nel suo bestiario dell’IA. Le ricerche di Nova interesseranno così chiunque s’interessi all’animismo e ai “diversi modi in cui minerali, animali, vegetali, oggetti, immagini, riflessi e ombre vengono trattati come individui con cui instauriamo delle relazioni”.
La persistenza del meraviglioso ha un precedente nel Bestiario dell’Antropocene. Un atlante illustrato delle creature ibride (traduzione di Claudio Kulesko, Moscabianca Edizioni 2022, ristampato nel 2026), che spazia dalla mitologia all’informatica. Nel complesso, Nova non si limita a rileggere il passato ma considera il serraglio digitale “come un sistema mitologico in divenire” nutrito da scienziati, ingegneri e programmatori ma anche da noi utenti. Il tema è d’attualità anche nel campo delle arti visive.
Secondo uno sciamano vietnamita i virus informatici sono entità spirituali malevoli che impediscono all’essere umano di esercitare il controllo sul mondo virtuale. È la trama di Whisper of Traces (2026) di Kader Attia, un’installazione multimediale con un video a quattro canali, una foresta di specchi lucidati, statue rituali africane, fiori ed erbe essiccati, esposta ora alla Biennale di Venezia. Attia parla di “antropologia metafisica”, dove la spiritualità, la magia o la stregoneria incontrano l’elettricità, e si interessa a “come queste pratiche siano state plasmate prima dal colonialismo, poi dal neoliberismo e oggi dalla digitalizzazione della società”. Pensiamo di esercitare un controllo su una tecnologia che si rivela infestata di spiriti, a volte docili come animali da compagnia, a volte burloni come trickster, a volte malvagi. Inclini ad agevolare le nostre incombenze quotidiane, non esitano a trollare la nostra esistenza.